ennesima bufala con danno all’immagine degli utilizzatori di prodotti Microsoft

Appena qualche giorno fa, il 28 luglio 2011, era stata data notizia sui media-online di una ricerca portata avanti da una società canadese, la AptiQuant Psychometric Consulting, che aveva messo direttamente in relazione il quoziente intellettivo e l’uso di un particolare browser web: inutile dire come i risultati della ricerca avessero fatto in pochissimo tempo il giro di Internet, evidenziati da un completo articolo di Doug Gross anche dalla CNN.

Da quella analisi emerse che gli utilizzatori delle varie versioni di Internet Explorer e FireFox si fossero rivelati meno dotati in assoluto (come quoziente intelletivo), mentre i più capaci corrispondessero agli utilizzatori di Safari, Chrome e Opera. Al momento, però, di leggere in maniera più approfondita il documento in formato pdf messo a disposizione sul sito della AptiQuant, era da subito sorto più di un dubbio circa la correttezza della metodologia adottata per i test.

Nelle prime pagine dell’analisi si può leggere che sebbene i risultati osservati nei test cognitivi relativi alla resistenza, al cambiamento e all’aggiornamento del software possano essere distorti da una molteplicità di fattori, tali risultati hanno invece suggerito che gli individui trovantisi nella parte inferiore della scala IQ tendono a persistere con l’utilizzo di versioni oramai obsolete dei browser più vecchi”. Il gruppo di ricerca aveva quindi ipotizzato come la scelta del browser fosse relativa all’abilità cognitiva e individuale e, per questo motivo, i punteggi cognitivi potevano essere collegati alla sapienza tecnologica.

Il forte dubbio sulla veridicità dell’analisi veniva palesemente fuori in quanto, nonostante la presenza di rilevazioni statistiche, leggendo le conclusioni del report della ricerca si poteva notare come queste fossero state dettate invero direttamente dall’ipotesi di partenza piuttosto che dall’adozione di precise e mirate metodologie, nonché di dati accuratatamente utilizzati. Inoltre, per quanto concerne l’ambito di riferimento del campione di utilizzatori, le informazioni in merito erano piuttosto scarse se non inconsistenti: dalla lettura, infatti, non si poteva venire a conoscenza della fascia di età degli intervistati, né dell’occupazione o, ad esempio, se l’uso del browser fosse avvenuto in ambito lavorativo o domestico, variabili queste che avrebbero potuto ricoprire una significativa valenza nella fasi di verifica e validazione delle conclusioni tratte.

A meno di una settimana dal fatto, un articolo apparso sulle pagine di BBC News online avrebbe già svelato il mistero: la ricerca e l’analisi condotta da AptiQuant sarebbe allo stato dei fatti il risultato dell’ennesima bufala ai danni di Microsoft e dei propri utilizzatori. La stessa AptiQuant rappresenterebbe una entità misteriosa, peraltro non raggiungibile ad alcuno dei recapiti telefonici indicati sul sito e comunque una società di cui non si conoscessero altre attività nel passato, sorta quasi dal nulla proprio in occasione della messa pubblicazione dei risultati della ricerca.

Stando alla ricostruzione offerta da BBC News, il sito ufficiale della società sarebbe stato infatti messo online da pochissimo tempo, basato su icone prese a presenti sul sito di una società francese. Non è chiara l’identità dei burloni che si sarebbero celati dietro la buffonata, probabilmente animati dalla voglia di attirare l’attenzione, o gettare ulteriore discredito soprattutto sugli utenti Microsoft e la stessa società di Redmond.

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